Rupert Brooke. L’amore è breccia nelle mura. Antologia poetica
Antologia poetica a cura di Raffaela Fazio.
(Puntoacapo Edizioni, 2025)
Dalla mia nota introduttiva
La riscoperta di Rupert Brooke (Rugby, 3 agosto 1887 – Sciro, 23 aprile 1915) è una scommessa che mi ha appassionato per un duplice motivo: far conoscere al pubblico italiano un autore interessante tramite una resa linguistica il più fedele possibile alla musica dell’originale, e spogliarlo della patina patriottica con cui la propaganda inglese aveva creato il suo mito. Brooke, affascinante nei modi e nell’aspetto, colto e con le giuste conoscenze, è stato considerato a torto un “War Poet”, entusiasta dell’impresa bellica. In realtà, la sua esperienza della trincea fu estremamente limitata. Morì di setticemia su una nave diretta ai Dardanelli e venne seppellito nell’isola greca di Sciro. L’appellativo di “poeta di guerra” lo acquisì soprattutto per i suoi cinque sonetti intitolati Nineteen Fourteen (da lui stesso non visti come la sua migliore produzione), scritti alla fine del 1914. Tra questi, il più celebre è The Soldier. Ho inserito tale componimento alla fine del libro, affinché il lettore vi giunga a conclusione di un percorso che ne agevolerà la contestualizzazione mostrando le molteplici sfaccettature di un autore ironico, a volte impietoso anche con sé stesso, tutt’altro che ingenuo. […] Dietro al disincanto, all’insofferenza per l’ottusità di una società conformista, alla rabbia davanti alle avversità (o a Dio), resiste in Brooke un innegabile vitalismo. Alla base di questo impulso non vi è la ricerca di un ideale appartenente a un mondo più elevato, di “aeterna corpora” (cfr. Mutability), né l’illusione di un destino diverso o di un ritorno a qualcosa che non esiste più; vi è piuttosto un sentimento di solidarietà con chi condivide la sua stessa sorte; il desiderio fraterno di un’accoglienza che mitighi la desolazione; la determinazione a continuare il cammino senza “titubanza” e “paura” e la speranza che il futuro porti consolazione come un “altare d’un tratto in mezzo alle Foreste della Notte” (cfr. The Song of the Pilgrims); la consapevolezza che l’“estasi del fuoco”, anche se destinata a finire, è preferibile ai “cuori privi di passione” (cfr. Dust); la capacità di amare le cose della vita quotidiana come “piatti bianchi e tazze, puliti, luccicanti, bordati di blu”, “l’odore di muffa e la sua insistenza tra foglie morte 7 e felci” (cfr. The Great Lover), ma anche “risate apprese dagli amici, e dolce cordialità dentro cuori in pace su cui si stese un cielo inglese” (cfr. The Soldier); infine, la volontà di lasciare un segno in ricordo della bellezza incontrata (cfr. The Great Lover).
***
Dalla postfazione di Mauro Ferrari:
[…] L’opera di Brooke va quindi inquadrata al culmine della Belle Époque e di un Romanticismo poetico di maniera bucolico e pacificato, incrinato però dalle 98 voci tragiche del grande vecchio Thomas Hardy e dal poco compreso Joseph Conrad, ormai alle soglie della rivoluzione modernista: Responsibilities di Yeats è del 1914; Pound avvia i Cantos tra il 1913 e il 1915; Eliot, il primo poeta del tutto nuovo, esordirà nel 1917. Questi fermenti sono ben visibili nella vita e nell’opera del giovane Brooke, che giustamente Raffaela Fazio esita a definire “Trench Poet” per la manciata di poesie per cui va riduttivamente conosciuto. Se in Sassoon, Owen and Rosenberg la guerra è esperienza folle di dolore, privata di ogni alone di eroismo e retorica, in Brooke domina piuttosto un vitalismo quasi pagano, uno slancio verso la vita in ogni suo aspetto sensuale e teso verso bellezza e armonia (cfr. Beauty and Beauty, p. 34), venato però dalla consapevolezza della caducità umana: il giovane poeta sentiva sempre dietro sé “l’alata biga del tempo che si avvicina”, nei grandi versi di Andrew Marvell: il suo desiderio di armonia e serenità si scontra sempre con la “vacuità” (cfr. la splendida Dead Men’s Love, p. 30), che prelude al tempo in cui saremo “polvere”, “abbandonati /a sgretolarci ognuno nella propria notte” (cfr. Dust, p. 72). Solo lo slancio vitale innato in noi può contrastare questo orrore (L’evoluzione creatrice di Bergson è del 1907). “La vita è il nostro grido”, scriverà in The Hill (p. 80): degno epitaffio di un vero poeta.
Poesie
A Channel Passage
The damned ship lurched and slithered. Quiet and quick
My cold gorge rose; the long sea rolled; I knew
I must think hard of something, or be sick;
And could think hard of only one thing − YOU!
You, you alone could hold my fancy ever!
And with you memories come, sharp pain, and dole.
Now there’s a choice − heartache or tortured liver!
A sea-sick body, or a you-sick soul!
Do I forget you? Retchings twist and tie me,
Old meat, good meals, brown gobbets, up I throw.
Do I remember? Acrid return and slimy,
The sobs and slobber of a last years woe.
And still the sick ship rolls. ‘Tis hard, I tell ye,
To choose ‘twixt love and nausea, heart and belly.
Passando il Canale
Glissava, oscillava la nave maledetta. Inudito, in gola
un freddo rimestio – sul mare un rollio – tutto venne su.
Fissa la tua mente su qualcosa, mi dicevo, o starai male.
E su una sola cosa riuscivo a concentrarmi – eri TU!
Tu sola in ogni istante sai occupare la mia fantasia!
E insieme a te il ricordo, dolore, acuta pena, torna in me.
La scelta? Fitta al cuore o fegato in preda all’agonia!
O un corpo con il mal di mare o un’anima con il mal di te!
Se ti scordo? Mi contorco nei conati, a più riprese,
su rigetto carne vecchia e pasti buoni e pezzi scuri.
Se ricordo? Rifluisce ciò che è acido e viscoso,
strazio e lacrime e singhiozzi di quegli anni di sventura.
E la nave ondeggia ancora, col suo male. Così, dura
è la scelta, vi assicuro: nausea o amore? pancia o cuore?
*
He Wonders Whether to Praise or to Blame Her
I have peace to weigh your worth, now all is over,
But if to praise or blame you, cannot say.
For, who decries the loved, decries the lover;
Yet what man lauds the thing he’s thrown away?
Be you, in truth, this dull, slight, cloudy naught,
The more fool I, so great a fool to adore;
But if you’re that high goddess once I thought,
The more your godhead is, I lose the more.
Dear fool, pity the fool who thought you clever!
Dear wisdom, do not mock the fool that missed you!
Most fair, − the blind has lost your face for ever!
Most foul, − how could I see you while I kissed you?
So… the poor love of fools and blind I’ve proved you,
For, foul or lovely, ‘twas a fool that loved you.
Lui si chiede se lodarla o biasimarla
Soppeso in pace il tuo valore: tutto è finito, ora.
Tra lodarti o biasimarti, non so però che fare.
Chi deplora l’amato, è l’amante che in fondo deplora;
ma chi loda mai la cosa che ha deciso di gettare?
Se sul serio sei un niente, opaco, frivolo, smorto,
ben stolto sono io, che talmente ti ho voluta;
ma se sei la somma dea ch’io credetti una volta,
più tu sei divina, più grande quel che ho perduto.
O stolta, pietà dello stolto che credé saggio il tuo avviso!
O saggia, non schernire lo stolto che smise di averti!
Mia bella, per sempre il cieco ha ormai perso il tuo viso!
Mia brutta, come vederti se ero intento a baciarti?
Di un amore da ciechi e stolti ti do io la prova,
perché, brutta o bella, uno stolto è colui che ti amava.
*
Failure
Because God put His adamantine fate
Between my sullen heart and its desire,
I swore that I would burst the Iron Gate,
Rise up, and curse Him on His throne of fire.
Earth shuddered at my crown of blasphemy,
But Love was as a flame about my feet;
Proud up the Golden Stair I strode; and beat
Thrice on the Gate, and entered with a cry —
All the great courts were quiet in the sun,
And full of vacant echoes: moss had grown
Over the glassy pavement, and begun
To creep within the dusty council-halls.
An idle wind blew round an empty throne
And stirred the heavy curtains on the walls.
Fallimento
Avendo Dio frapposto, adamantino, il fato
tra il mio cupo cuore e il desiderio in petto,
giurai: la Porta in Ferro sarà da me sfondata
e Lui, sul Suo trono di fuoco, maledetto.
Rabbrividì la terra alla mia somma empietà.
Ma come fiamma ai piedi era l’Amore; svelto
salii la Scala d’Oro, fiero; tre volte
picchiai sulla Porta e urlando entrai da là.
Tutte le grandi corti, silenziose al sole,
colme di echi vacui. Il muschio era cresciuto
sul vitreo pavimento e in polverose sale
conciliari si stava ormai insinuando.
Soffiava un vento ozioso intorno a un trono vuoto
muovendo, appese ai muri, grevi tende.
*
The Life Beyond
He wakes, who never thought to wake again,
Who held the end was Death. He opens eyes
Slowly, to one long livid oozing plain
Closed down by the strange eyeless heavens. He lies;
And waits; and once in timeless sick surmise
Through the dead air heaves up an unknown hand,
Like a dry branch. No life is in that land,
Himself not lives, but is a thing that cries;
An unmeaning point upon the mud; a speck
Of moveless horror; an Immortal One
Cleansed of the world, sentient and dead; a fly
Fast-stuck in grey sweat on a corpse’s neck.
I thought when love for you died, I should die.
It’s dead. Alone, most strangely, I live on.
La vita che va oltre
Si sveglia chi credeva che mai si sarebbe svegliato
convinto che fosse Morte la fine. Gli occhi apre piano
su una livida piana che vasta trasuda, arginata
da strani cieli privi di occhi. Là giace e rimane.
Aspetta. Alza una volta nell’aria morta – idea insana
fuori dal tempo – una mano che non riconosce,
come ramo seccato. Su quella terra non cresce
vita; lui stesso non vive, è una cosa che urla; appena
un puntino nel fango, insignificante; un granello
di orrore immoto; mondato dal mondo, un Immortale,
senziente e inerte; una mosca che, nel grigio sudore,
a un cadavere resta attaccata, sul collo.
Credevo che sarei morto se fosse morto l’amore
per te. Ora lo è. Strano – da solo, io vivo ancora.
*
Love
Love is a breach in the walls, a broken gate,
Where that comes in that shall not go again;
Love sells the proud heart’s citadel to Fate.
They have known shame, who love unloved. Even then,
When two mouths, thirsty each for each, find slaking,
And agony’s forgot, and hushed the crying
Of credulous hearts, in heaven − such are but taking
Their own poor dreams within their arms, and lying
Each in his lonely night, each with a ghost.
Some share that night. But they know love grows colder,
Grows false and dull, that was sweet lies at most.
Astonishment is no more in hand or shoulder,
But darkens, and dies out from kiss to kiss.
All this is love; and all love is but this.
L’amore
L’amore è breccia nelle mura, cancello scardinato:
ciò che lì dentro entra, da là non esce fuori;
la rocca del fiero cuore, venduta dall’amore al fato.
Di chi ama non amato è la vergogna. E seppure
la mutua sete di due bocche si acquieti, l’affanno
sia scordato, e spento in cielo il pianto d’ingenui cuori,
quei cuori – ciascuno col suo fantasma – altro non fanno
che cullare poveri sogni, in notti solitarie.
E anche se alcuni hanno, in quelle notti, una compagnia,
sanno che freddo diventa l’amore; e falso, sbiadito
ciò che una volta era, a dir molto, dolce bugia.
Lo stupore è ora assente sulle spalle o tra le dita;
si abbuia e, di bacio in bacio, muore lentamente.
Tutto questo è amore. E amore è questo, solamente.
*
Sonnet
I said I splendidly loved you; it’s not true.
Such long swift tides stir not a land-locked sea.
On gods or fools the high risk falls − on you –
The clean clear bitter-sweet that’s not for me.
Love soars from earth to ecstasies unwist.
Love is flung Lucifer-like from Heaven to Hell.
But − there are wanderers in the middle mist,
Who cry for shadows, clutch, and cannot tell
Whether they love at all, or, loving, whom:
An old song’s lady, a fool in fancy dress,
Or phantoms, or their own face on the gloom;
For love of Love, or from heart’s loneliness.
Pleasure’s not theirs, nor pain. They doubt, and sigh,
And do not love at all. Of these am I.
Sonetto
Ti professai, magnifico, il mio amore: era fasullo.
Se chiuso, non è mosso da rapide correnti il mare.
Il grande rischio grava dei o folli – tu tra quelli.
Non fa al caso mio il chiaro e netto dolce-amaro.
S’innalza dalla terra a ignote estasi l’amore,
come Lucifero scagliato dal Cielo all’Inferno.
Ma in mezzo, nella nebbia, ci sono viaggiatori
gementi per un niente; s’aggrappa a ciò che ha intorno
ognun di loro. Se ami oppur chi ami dir non sa:
se un pazzo in costume o dama di vecchia canzone,
se uno spettro o il suo stesso volto nell’oscurità,
per amor di Amore o solitudine del cuore.
Né pena né piacere gli appartiene. Di tutto
è incerto, sospira, non ama affatto. Io son sì fatto.
*
Dust
When the white flame in us is gone,
And we that lost the world’s delight
Stiffen in darkness, left alone
To crumble in our separate night;
When your swift hair is quiet in death,
And through the lips corruption thrust
Has stilled the labour of my breath —
When we are dust, when we are dust! —
Not dead, not undesirous yet,
Still sentient, still unsatisfied,
We’ll ride the air, and shine, and flit,
Around the places where we died,
And dance as dust before the sun,
And light of foot, and unconfined,
Hurry from road to road, and run
About the errands of the wind.
And every mote, on earth or air,
Will speed and gleam, down later days,
And like a secret pilgrim fare
By eager and invisible ways,
Nor ever rest, nor ever lie,
Till, beyond thinking, out of view,
One mote of all the dust that’s I
Shall meet one atom that was you.
Then in some garden hushed from wind,
Warm in a sunset’s afterglow,
The lovers in the flowers will find
A sweet and strange unquiet grow
Upon the peace; and, past desiring,
So high a beauty in the air,
And such a light, and such a quiring,
And such a radiant ecstasy there,
They’ll know not if it’s fire, or dew,
Or out of earth, or in the height,
Singing, or flame, or scent, or hue,
Or two that pass, in light, to light,
Out of the garden, higher, higher…
But in that instant they shall learn
The shattering ecstasy of our fire,
And the weak passionless hearts will burn
And faint in that amazing glow,
Until the darkness close above;
And they will know — poor fools, they’ll know! —
One moment, what it is to love.
Polvere
Quando la fiamma bianca in noi sarà cessata
e del mondo avremo perso, ormai, ogni diletto,
rigidi nel buio, da soli abbandonati
a sgretolarci ognuno nella propria notte,
e i tuoi capelli ariosi saranno in morte quieti,
e, premendo tra le labbra, il disfacimento
darà infine riposo al mio fiato affaticato,
quando saremo polvere, polvere soltanto…
non morti interamente – non spento il desiderio –
perché senzienti ancora, ancora inappagati,
fluttuanti e rilucenti cavalcheremo l’aria,
intorno ai luoghi dove la morte ci ha incontrati,
pulviscolo nel sole, così noi danzeremo,
leggeri i nostri piedi, senza limitazioni,
da una strada all’altra veloci correremo,
sbrigando per il vento le sue commissioni.
Sarà ogni granello, nell’aria o sul terreno,
un’accelerazione, accensione luminosa,
come segreta scorta che serba un pellegrino,
lungo vie invisibili, lungo vie bramose
senza mai fermarsi, senza mai giacere; finché
un granellino – non visto, oltre il pensiero −
di tutta quella polvere che allora sarà me
incontrerà un atomo di ciò che un dì tu eri.
Così in un giardino, muto per il vento,
caldo nel bagliore vespertino che rimane,
gli amanti tra i fiori vedranno là, crescente,
un’irrequietezza farsi dolce e strana
nella pace; nell’aria una bellezza − superato
il desiderio – sì alta, sovrastante,
con un tale bagliore, un coro ineguagliato,
un’estasi diffusa, radiosa a tal punto
che non sapranno dire se è fuoco o rugiada,
se è l’etere a crearla o se è la terra invece,
o fiamma, aroma, un tono o un canto che si oda,
o due che stan passando, da luce ad altra luce,
fuori dal giardino, su, più su ancora…
Ma ecco in quel momento essi apprenderanno
l’estasi del fuoco che è nostro e che divora;
privi di passione, i fiacchi cuori bruceranno
e in tutto quel fulgore i sensi perderanno
finché l’oscurità si serrerà su loro
e – poveri sciocchi ! – sapranno, sì sapranno
un istante almeno cos’è davvero amare.
*
The Soldier
If I should die, think only this of me:
That there’s some corner of a foreign field
That is for ever England. There shall be
In that rich earth a richer dust concealed;
A dust whom England bore, shaped, made aware,
Gave, once, her flowers to love, her ways to roam;
A body of England’s, breathing English air,
Washed by the rivers, blest by suns of home.
And think, this heart, all evil shed away,
A pulse in the eternal mind, no less
Gives somewhere back the thoughts by England given;
Her sights and sounds; dreams happy as her day;
And laughter, learnt of friends; and gentleness,
In hearts at peace, under an English heaven.
Il soldato
Se dovessi morire, di me pensate solo questo:
esisterà un angolo in un campo straniero
che per sempre sarà Inghilterra. E là, nascosta
in quella ricca terra, una polvere più ricca ancora,
che l’Inghilterra ha partorito, plasmato, reso
cosciente, dandole fiori da amare, vie per vagare;
un corpo inglese che ha respirato aria inglese,
lavato dai fiumi, benedetto da soli familiari.
E pensate: questo cuore, di ogni male spogliato,
– un pulsare nella mente eterna – restituirà
altrove i pensieri che l’Inghilterra in lui infuse,
paesaggi e suoni, sogni lieti come le sue giornate,
risate apprese dagli amici, e dolce cordialità
dentro cuori in pace su cui si stese un cielo inglese.